I totem pubblicitari a Milano sono davvero molto diffusi, specialmente in stazione centrale. Molta gente però non sa che la propria privacy è a rischio, essi infatti rilevano sesso, età e un livello di attenzione maggiore per chi si sofferma a guardarli.

Il Corriere della Sera ha comunicato che il Garante della Privacy ha chiesto informazioni più dettagliate a Quividi, ovvero la società francese che nel 2013 ha rilasciato i totem smart a Milano. Giovanni Pellerano,  si occupa della trasparenza e diritti umani in riferimento alla privacy online Hermes.

Pellerano avrebbe approfondito l’argomento sui totem pubblicitari, il giorno in cui, su uno dei cartelloni smart apparve un errore, il giovane fondatore di Hermes indagò e notò la presenza di un software per il riconoscimento facciale. Naturalmente sono software che acquisiscono i dati dei visitatori, monitorando il loro comportamento e non informando a dovere sull’accaduto.

Il Garante per la privacy indaga

Il Garante per la privacy a fronte di quanto scoperto da Pellerano, starebbe indagando sulla veridicità della faccenda. Soprattutto l’obiettivo è quello di accertarsi che la società francese non acquisisca le immagini in tempo reale e che non registri il passante per poi diffondere i dati a terze persone.

Marco Consonni, ovvero l’avvocato dello studio Orsingher Ortu, conferma che nel caso in cui le registrazioni restano in totale anonimato alla società francese, e che essa la utilizzi solo per scopi di marketing personali senza diffonderle, tutto è lecito. Infatti conclude dicendo “tutto ciò a patto di mantenere però pieno anonimato sulle rilevazioni ed evitando una qualsiasi videoregistrazione delle immagini dei passanti. Così configurato un totem non crea alcun problema di privacy”.

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